Galileo nacque a Pisa il 15 febbraio 1564 da Vincenzo Galilei e da Giulia Ammannati, ma si considerò “nobile fiorentino” perchè di Firenze erano il padre e i suoi antenati.
Dalla convivenza col padre, musicista e scrittore di cose musicali, arguto e sarcastico, acquistò indipendenza di giudizio, vivacità, disprezzo pel tradizionale principio di autorità sul quale si basava il sapere degli ultimi scolastici; dalla madre, di carattere aspro e litigioso, gli venne forse certa aggressività polemica, certa insofferenza che scatta in subitanee collere e si esprime con ingiurie e sferzanti irrisioni d’avversari non sempre in errore: aggressività, insofferenza e irrisioni che , accrescendogli il numero dei nemici, saranno tra le cause delle sue sventure.
dall’ Introduzione al Dialogo dei massimi sistemi a cura di Ferdinando Flora, da Opere, Riccardo Ricciardi Editore, 1953.
poi in edizione Oscar Mondadori 1996
Si pone la questione di senso. A cosa serve? Il computare, l’utile sono stati bersagli(facili) della stagione romantica italiana. Il rivolgersi al secolo sciocco una necessità eterna della letteratura. Ora rimane difficile distinguere il senso dalla sua utilità. Perché il fine conduce ad una poetica.
Bruciare i libri ha sempre avuto senso. Così come l’esser buoni. La bontà è connotata unicamente in senso positivo quale categoria dell’uomo onesto, corretto, cristiano.
Si dice di ogni buon cristiano.
È evidente come sia sempre un augurio più che una predisposizione interna, spirituale e innata. Senza volerla storicizzare, la categoria della bontà è una categoria arbitraria perché soggettiva. Un’approssimazione verso il senso comune, il buon senso comune, con un’indicazione di generiche qualità che entreranno nel campo semantico della bontà.
Ma in quanto nome astratto, la bontà non ha alcun senso dipendendo dall’uso. Senza voler filosofare, dall’utile. Tornando al punto.
La bontà è bruciare i libri. Bruciare è connesso all’eliminazione definitiva di un qualcosa. Il libro è connesso all’idea di Cultura. La Cultura elimina. Perché emargina. Bruciare i libri è far bruciare la Cultura, quindi il punto più alto della Cultura stessa, che non dura come monumento ma brucia come evento. Bruciare i libri è bruciare la bontà. La bontà brucia i libri. I libri buoni bruciano. In senso transitivo.